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Se mentiamo a noi stessi , non siamo nessuno.

  • Immagine del redattore: Andrea Mazzino
    Andrea Mazzino
  • 18 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

18 / 01 / 2026

In un fine settimana dalle scarse e mediocri possibilità di divertirsi all’aria aperta , risulta difficile trovare imprese e avventure con ennemila foto da postare ( per cosa poi ...) . Però senza uscire troppo da quello che è il mondo della montagna , si possono trovare argomenti su cui dibattersi e confrontarsi e , perché no , imparare. Ad esempio mi incuriosisce sapere se altri si sono trovati nella circostanza che sto per andare ad esporre , e soprattutto che peso danno a determinati comportamenti di specifici soggetti.

Durante una uscita alpinistica di più giorni effettuata in primavera in una zona lontana dai percorsi battuti ( più si è introvabili , meglio è ), ma con difficoltà di tutto rispetto , ci siamo imbattuti nella falsità di una terza persona.

Andiamo per ordine e facciamo anzitutto delle premesse : la zona è molto selvaggia e ne siamo consapevoli , altresì si tratta del nostro “pane”, quindi quello che cerchiamo. Abbiamo tutto quello che occorre con noi , compresa parecchia attrezzatura da alpinismo che non sappiamo se useremo , perché sul web abbiamo trovato poco o nulla su cui documentarci , quindi pronti ad improvvisare.

Non cerchiamo difficoltà estreme ( l’età non lo consente più ) , ma il tipo di ambiente , la qualità della roccia , e l’assoluta imprevedibilità della cosa , ne fanno comunque una avventura potenzialmente pericolosa.

Dunque i fatti . Al parcheggio di partenza c’è una sola auto , quindi non ci sarà da sgomitarsi. La salita di avvicinamento del primo giorno , avviene su sentiero poco segnato e molto faticoso , prima nel bosco poi per pascoli abbandonati . Durante la salita ecco che vediamo scendere l’unico essere umano nel raggio di molti chilometri , ci sfioriamo a pochi metri , ma non risponde al nostro saluto ( ma vaff……) come è buona abitudine in montagna. Arriviamo finalmente al nostro bivacco nel pomeriggio e questa sarà la nostra casa per tre giorni. Il silenzio è “assordante”, proviamo a scrutare pendii , creste , cime in cerca di eventuali quanto improbabili altri visitatori , ma scoviamo solo stambecchi e camosci che fanno ruzzolare sassi . Il luogo è stupendo ; cielo , acqua , neve e roccia si fondono tra loro con un’armonia che non ti fa abbassare lo sguardo.

Nel bivacco troviamo abbastanza in ordine , ma dedichiamo comunque un poco di tempo alle pulizie .

C’è il libro su cui annotare nome , provenienza e destinazione . Leggendolo , scopro che il tizio incontrato che scendeva , aveva dormito qui la notte precedente ed è stato l’unico visitatore di tutto il mese . Tra gli appunti che ha scritto , nelle note , ha anche nominato le vette che ha raggiunto .

Che fortuna ! Penso io. Sappiamo che queste cime sono fattibili e magari troviamo delle tracce su cui basarci e orientarci.

Trascorriamo la serata avvolti da un’atmosfera difficile da descrivere , ma che vorremmo rivivere ogni sera della nostra esistenza.

Purtroppo la mattina seguiamo le tracce nella neve , ma ben presto scopriamo che si fermano su un comodo masso sulle rive di un laghetto , proprio dove iniziano le difficoltà maggiori della salita.

Pazienza , anche questa volta dovremo fidarci del nostro istinto e della nostra esperienza. Anche questa volta dovremo lottare con dubbi e paure. Ma in fondo è meglio così , c’è più pepe ,tutto diventa un’emozione e la soddisfazione sarà impagabile .

Il giorno successivo la storia si ripete , e le tracce si fermano ad un colletto erboso. Anche li ci dovremo arrangiare , e anche li , tutto andrà per il meglio.

Ma la mia domanda è ...Perché ? Perché scrivere informazioni sbagliate ? Quale vantaggio puoi trarne ? Perché poi , mentire a noi stessi ?

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