Sotto la neve
- 1 feb
- Tempo di lettura: 2 min
01 / 02 / 2026

Quando intorno ai vent’anni mi sono fatto prendere dalla passione per la montagna , tra le tante iniziative da autodidatta che mi sono imposto , c’è stata anche quella di acquistare una copia del “Manuale delle Valanghe “ , pubblicazione di tutto rispetto anche in ambito scientifico. Mi ricordo di averlo letto in pochi giorni , contrariamente ai miei trascorsi scolastici , e ricordo anche una discreta “ noia” di certi capitoli , ma allora mi ero convinto di aver appreso tutto e di essere in grado di evitare i pericoli . A dire il vero qualche apprendimento cera stato , ma con il passare degli anni ho scoperto che quel libro lo hanno letto in pochi , unito al fatto che risulta impossibile mettere in pratica quanto riportato sul testo. Con il trascorrere degli anni , mi sono trovato a confrontarmi con molte dinamiche ed esempi potenzialmente pericolosi nel momento della decisione di scelta , e molto spesso ho trasgredito . Non per sfida , sia chiaro , ma semmai per eccesso di presunzione.
Poi , anno dopo anno , ascensione dopo ascensione , molte convinzioni si sgretolano e molto spesso vieni smentito da inspiegabili pendii nevosi che si frantumano tra i tuoi sci o peggio ancora da insopportabili perdite affettive da cui riprendersi . Il tempo e le occasioni ti fanno apprendere quello che il libro aveva riportato in formule , ma allo stesso tempo ti fanno lievitare il più difficile da controllare dei sentimenti ….la paura. Avevo comprato quel libro perché delle valanghe provavo paura , ma non è servito a farmela passare , e forse , unita alla fortuna , è stata la mia salvezza.
Paura che torna puntuale anche ora che agisco meno di pancia di quando si è poco più che un ragazzo , mentre guardo il fianco della montagna e mi chiedo se starà su . Paura che avrò sempre perché certo che nonostante il massimo delle attenzioni su vento , pendenze , temperature , casistiche e informazioni , non potrò mai essere certo di aver calcolato tutto e di essere padrone dell’imprevedibilità . La stessa che purtroppo affascina noi alpinisti , e che riflettendo ci fa barattare brevi frangenti di piacere con molti momenti di sofferenza e fatica ….e paura.









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